About

Vincenzo (born 1960) was always fascinated by art and painting, in which he is engaged with a personal research style. He lives in Aosta, a little town near to Mont Blanc.
For many years oil color was his preferred matter, sometimes with big brush strokes in which you can feel the strenght of gesture, or with turgid clumps of substance to obtain a plastic effect.
In the last years he rediscovered acrylic and pastels, suitable to integrate color inside gestures. Entropy of doodles and scrawls generates shapes, and a sequence of disordered strokes asserts the color.
He is going toward familiar subjects, famous portraits of past personalities together with icons of our times, as the cartoon characters or technological objects of the new millennium, in order to put them in a holographic representation of the world, where Everything is One. If Guglielmo Marconi is represented with Facebook homepage in the background, the Yalta Conference is held in a tv talk show, Peppone and Don Camillo are competitors of the Big Brother reality show, while a famous writer of XIX century is portrayed with the Simpsons family.
Vincenzo paints also scenes from the consumer society: queues at the supermarket or crowded restaurants, with the table companions unwitting actors of the Western society long decadence in the time of the crisis.
His portraits are considered very intense, for his capacity to catch the deep personality of the sketched persons.
Vincenzo’s work has been exhibited in Rome, Turin, Aosta and many other italian cities.

La parabola artistica di Vincenzo Calì segue una traiettoria originale e inconsueta. Le sue prime esperienze pittoriche risalgono alla fine degli anni Ottanta. Questa sua prima fase esecutiva colpisce l’osservatore per la carica e il vigore, non solo del tratto, ma anche del colore. La pennellata è generalmente larga, ben visibile e rintracciabile sul supporto di riferimento; i colori sono accesi o comunque a contrasto. Peculiarità del genere lo accomunano all’espressionismo tedesco. Si tratta di una pittura ben lieta di trattare soggetti differenti: nature morte, nudi, maschili e femminili, animali in corsa. L’autore qui analizzato è in tal senso variamente ispirato. Nel caso della trattazione della figura umana, soprattutto muliebre, la vena erotica è palese. In Red WomanRed Woman 2 Red Woman 3 il sesso femminile, così come il seno turgido vengono svelati con naturalezza. La preminenza del colore rosso in lavori di questo genere è da ricollegarsi alla passionalità e alla carnalità ad esso associato. Tali donne, diversamente atteggiate, a volte restituite in pose anche ardite, non risultano tuttavia volgari. Mi piace pensare a Red Women come ad una diversa prospettiva di Un bar aux Folies Bergeres, la celebre opera di Manet del 1882. In lavori di questo genere la linea, pur essendo accentuata, non è esasperata; anzi, spesso si rivela sinuosa e tratteggia flessuosamente la fisicità femminile. In Red Woman 3 c’è, invece, maggiore spigolosità, indice forse di una maggiore e diversa carica emotiva nel momento esecutivo.
Intensa è pure Red Forest: lo spiccato slancio dei tronchi dipinti verso l’alto la fa divenire una sorta di cattedrale gotica naturale. In Cheetah, invece, emerge un’attenzione particolareggiata al movimento, un’indagine mutuata dalla corrente futurista. Notevoli anche le succitate nature morte: gli oggetti in primo piano emergono per contrasto dallo sfondo scuro, con elementi stranianti quali gli occhi scrutatori dell’artista. Il topos del memento mori è in questo caso trattato con personalità dall’esecutore.

Nella produzione più recente, l’esecutore muta stilemi, ma viva e presente è la componente psicologica. Il mondo femminile non smette di attrarlo; ad esso si dedica in maniera rinnovata.
Colpisce sicuramente la figurazione, in taluni casi meno stilizzata. Se prima le sensazioni suscitate nel fruitore venivano a dipendere da uno schema lineare ridotto, abbinato ad un essenziale stesura cromatica, che tuttavia non rinunciava ad una tridimensionalità sua propria, ora importanza primaria viene affidata alle espressioni. In ciò l’uso del pastello si dimostra all’altezza. Protagonisti di siffatte opere divengono non di rado icone del mondo di oggi: attori, attrici, band famose. In tal senso, il pittore è ideologicamente vicino alla Pop Art.
Davanti l’iconica Sharon Stone di Basic Instinct, che lascia intravedere i genitali, intavolo un confronto con l’origine del mondo di Courbet: se in quest’ultimo caso il sesso viene mostrato e rappresentato in maniera fortemente realistica, senza orpelli né componenti fascinose, la tela di Calì, così come il film cui si è ispirato, tira invece in ballo la tematica della dark lady, la donna dominatrice, sicura di sé, dinanzi alla quale l’uomo, inerme, è destinato a soccombere. In altri casi, invece, emerge la femme fatale, che, a differenza della prima, non è foriera di morte, seppur condivida con la prima una spiccata tendenza alla lussuria.


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